Nel Bollettino Economico n. 1/2026, la Banca d’Italia dedica ampio spazio all’analisi delle condizioni finanziarie e alla dinamica del credito, collocandole all’interno del processo di graduale normalizzazione della politica monetaria dell’Eurosistema. Tuttavia, una lettura attenta dei dati mostra come il nesso tra allentamento monetario e accesso al credito per l’economia reale resti tutt’altro che lineare.
La riduzione dei tassi ufficiali avviata dalla BCE nel corso del 2025 ha certamente inciso sulle condizioni dei mercati finanziari, determinando un calo dei rendimenti lungo la curva dei titoli pubblici e una riduzione del costo marginale della raccolta bancaria. Il Bollettino evidenzia, infatti, un progressivo miglioramento delle condizioni di funding degli intermediari e un allentamento delle tensioni sui mercati all’ingrosso. Eppure, questa dinamica non si è tradotta in un’espansione significativa del credito al settore produttivo.
I dati riportati mostrano come il credito bancario alle imprese continui a registrare una crescita debole, con una dinamica che rimane prossima alla stagnazione in termini reali. Tale andamento non può essere spiegato esclusivamente con la moderazione della domanda di finanziamenti, ma riflette una trasformazione più profonda nel comportamento dell’offerta bancaria. Le indagini qualitative citate nel Bollettino segnalano che gli intermediari mantengono criteri di concessione improntati a una forte prudenza, soprattutto nei confronti delle imprese caratterizzate da elevato leverage, margini operativi compressi o flussi di cassa instabili.
In questo quadro, la politica monetaria agisce attraverso un canale del credito che è diventato intrinsecamente selettivo. La trasmissione monetaria non avviene più per quantità , ma per qualità . Il calo dei tassi riduce il costo del capitale per chi è già percepito come affidabile, ma non modifica in modo sostanziale la posizione finanziaria dei soggetti che presentano profili di rischio strutturale. Il Bollettino sottolinea, implicitamente, come il balance sheet channel sia oggi il principale meccanismo di trasmissione: la solidità dei bilanci aziendali condiziona in modo decisivo l’efficacia della politica monetaria.
Un ulteriore elemento di rilievo emerge dall’analisi della redditività bancaria. Le banche italiane, pur beneficiando ancora di margini di interesse elevati rispetto alla media storica, mostrano una crescente attenzione alla qualità del credito, in un contesto in cui le prospettive macroeconomiche restano incerte e il rischio di deterioramento dei portafogli non è del tutto rientrato. La selettività non è quindi una scelta contingente, ma una risposta razionale a un equilibrio finanziario che privilegia la stabilità rispetto all’espansione.
Da questa prospettiva, il 2026 si configura come un anno di riallocazione del credito, più che di sua espansione. Il sistema bancario non funge più da amplificatore automatico del ciclo monetario, ma da filtro che discrimina tra modelli di impresa finanziariamente sostenibili e modelli strutturalmente fragili. Le imprese che presentano una chiara capacità di generare flussi di cassa prospettici, una struttura patrimoniale equilibrata e un sistema di controllo finanziario evoluto intercettano più facilmente i benefici della normalizzazione monetaria. Le altre rimangono esposte a condizioni di finanziamento che, pur meno restrittive rispetto al biennio precedente, restano significativamente più onerose rispetto al periodo pre-2022.
Il messaggio che emerge dal Bollettino è quindi più profondo di quanto appaia a una lettura superficiale. La politica monetaria sta cambiando fase, ma il regime finanziario in cui operano le imprese italiane è strutturalmente mutato. Il credito non è più una variabile esogena, ma il risultato di un’interazione complessa tra contesto macroeconomico, comportamento degli intermediari e qualità della gestione finanziaria d’impresa.
In questo senso, la lettura dei dati di Banca d’Italia invita a superare una visione attendista, fondata sull’aspettativa di ulteriori riduzioni dei tassi, per adottare una prospettiva di governo interno della sostenibilità finanziaria. La vera discriminante non è la direzione della politica monetaria, ma la capacità dell’impresa di rendere leggibile, misurabile e credibile la propria traiettoria finanziaria nel tempo.
Nota di continuità della serie
Questo articolo fa parte di una serie di cinque contributi di lettura e interpretazione del Bollettino Economico della Banca d’Italia 1/2026.
Nei prossimi articoli affronteremo:
– la posizione finanziaria delle imprese più indebitate e i rischi di polarizzazione del credito
– il ruolo dei flussi di cassa nella valutazione bancaria
– la relazione tra investimento, produttività e accesso al capitale
– le implicazioni operative per il controllo finanziario d’impres



