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🖊️ Il Codice degli Incentivi: la nuova architettura della finanza pubblica italiana e il ruolo della vis

2025-11-21 12:20

Paolo Antonino Maria Ferrise

Dal 1° gennaio 2026 l’Italia entrerà in una fase inedita della propria politica industriale. Con l’approvazione del “Codice degli Incentivi”, il siste

Dal 1° gennaio 2026 l’Italia entrerà in una fase inedita della propria politica industriale. Con l’approvazione del “Codice degli Incentivi”, il sistema pubblico delle agevolazioni lascia definitivamente l’era della frammentazione e si avvia verso una configurazione più ordinata, più leggibile, più coerente con gli standard europei. Siamo di fronte a una riforma che non modifica solo il contenuto dei bandi, ma il loro stesso linguaggio: cambia il modo in cui lo Stato pensa, progetta, pubblica, monitora e valuta gli strumenti di sostegno alle imprese.
Si tratta di un passaggio culturale prima ancora che normativo.

Da oltre vent’anni il sistema italiano degli incentivi è cresciuto in maniera disomogenea, stratificandosi su norme, schemi e piattaforme che ogni amministrazione ha modellato a proprio modo. La conseguenza più evidente non è stata solo l’eccessiva complessità procedurale, ma la creazione di un ecosistema dove l’accesso alla finanza pubblica dipendeva più dall’abilità di orientarsi in un labirinto amministrativo che dalla qualità dei progetti o dalla solidità economica delle imprese. Il Codice interviene proprio qui, introducendo una disciplina unitaria che ricompone questa frammentazione e restituisce agli incentivi una funzione precisa: accompagnare le imprese nella creazione di valore, non costringerle a destreggiarsi tra regole opache.

La novità più significativa riguarda la dimensione digitale. Con la nascita del sistema “Incentivi Italia”, la piattaforma Incentivi.gov.it e il Registro Nazionale degli Aiuti diventano il cuore operativo dell’intero ecosistema. Tutto, dalla domanda alla rendicontazione, passa per un’unica interfaccia, secondo logiche di tracciabilità, monitoraggio e interoperabilità vicine a quelle dei programmi europei. È un cambiamento di paradigma: non più bandi distribuiti tra siti ministeriali, portali regionali, piattaforme occasionali o gestionali creati appositamente per singole misure, ma un unico punto di accesso, un’unica grammatica amministrativa, una sola infrastruttura digitale che garantisce trasparenza e uniformità.

A questa digitalizzazione si affianca l’adozione del “bando-tipo”, una vera e propria cornice redazionale obbligatoria per tutte le amministrazioni centrali e regionali. È qui che si manifesta la portata culturale del Codice: il bando non sarà più un esercizio di stile del singolo ente, ma uno strumento standardizzato in cui obiettivi, criteri di valutazione, meccanismi di selezione, condizioni di ammissibilità e modalità di controllo rispondono a una logica metodologica condivisa. Anche la comunicazione istituzionale degli incentivi ne esce trasformata: più chiara, più razionale, più orientata alla accountability pubblica e meno soggetta a interpretazioni divergenti.

Sul piano istituzionale, l’introduzione del Tavolo Permanente degli Incentivi rappresenta la scelta di passare da una logica competitiva a una cooperativa nella programmazione delle misure. Lo Stato non agisce più come attore isolato e le Regioni non procedono più in ordine sparso: la riforma ricompone le due velocità in un sistema di confronto stabile, che permette di programmare più coerentemente le iniziative e di evitare duplicazioni o sovrapposizioni. In prospettiva, questa connessione sistematica porterà alla nascita di una vera politica nazionale delle agevolazioni, capace di mantenere la specificità dei territori senza sacrificare la visione unitaria del Paese.

Il Codice non si limita però ad armonizzare procedure e strutture amministrative. Esso modifica il modo stesso in cui viene concepita la valutazione degli incentivi. Ogni misura dovrà infatti essere progettata considerando indicatori di risultato, metriche di impatto e meccanismi di verifica coerenti con la logica del ciclo di vita del progetto. Non sarà più sufficiente finanziare un investimento: occorrerà dimostrare in modo misurabile che quell’investimento ha generato un effetto economico reale, verificabile e proporzionato all’obiettivo pubblico perseguito. È un passaggio che avvicina la finanza agevolata italiana ai principi di evidence-based policy, riducendo la distanza storica tra agevolazioni e capacità effettiva di generare sviluppo.

In questo quadro, il ruolo delle imprese cambia in modo sostanziale. Non è più il soggetto che “caccia il bando” sperando di intercettare risorse occasionali, ma diventa parte di un processo programmatorio più maturo, in cui la qualità del progetto, la capacità di pianificazione finanziaria e la solidità economica rivestono un peso crescente rispetto alla velocità di presentazione o a logiche meramente burocratiche. E qui si inserisce, in modo naturale, la metodologia Paoletty.

Il modello Financial Vision®, che da sempre si fonda sulla misura, sulla comprensione e sulla pianificazione evolutiva, trova nel Codice degli Incentivi un ambiente perfettamente coerente. La nuova architettura normativa premia, infatti, le imprese che sanno leggere il proprio equilibrio economico-finanziario, definire una direzione strategica e costruire progetti sostenibili nel tempo. La visione finanziaria non è più una competenza accessoria, ma un requisito fondamentale per accedere e gestire correttamente gli incentivi pubblici. Chi si presenta con bilanci riclassificati, indicatori chiari, piani pluriennali, scenari di sostenibilità e governance consapevole parte da una posizione di evidente vantaggio rispetto a chi risponde ai bandi in modo tattico e improvvisato.

Allo stesso modo, la Local Vision® trova nel Codice un alleato naturale. Le amministrazioni locali – spesso sommerse da bandi disomogenei, scadenze ravvicinate e procedure complesse – potranno finalmente lavorare all’interno di un quadro più stabile, che privilegia la programmazione territoriale rispetto alla rincorsa episodica delle opportunità. La riforma, riportando ordine nel sistema, favorisce le città e i territori che hanno una strategia, un piano di sviluppo e un modello di governance strutturato. È quello che la Local Vision® costruisce da anni: un ciclo continuo di audit, pianificazione e progettazione capace di trasformare un territorio in un sistema economico coerente.

Infine, il Codice parla anche al mondo dei professionisti. Le nuove regole chiedono competenze evolute, capacità di interpretazione economica, conoscenza dei meccanismi finanziari e padronanza della rendicontazione digitale. Non basterà più presentare domande: occorrerà accompagnare le imprese nella costruzione di progetti di qualità, sostenibili e misurabili. In questo contesto, la rete Plus Alliance® non è solo un’opportunità di sviluppo professionale, ma una risposta reale al nuovo fabbisogno del mercato: studi che sappiano evolvere dalla consulenza tecnica alla consulenza direzionale e finanziaria.

Il Codice degli Incentivi non è quindi un provvedimento tecnico, ma un’architettura culturale che modifica la relazione tra imprese, istituzioni e sviluppo. Il suo vero significato è questo: riportare la finanza pubblica nella dimensione della misura, della visione e della responsabilità. Esattamente ciò che da anni costituisce il nucleo della filosofia Paoletty: “misurare per comprendere, comprendere per evolvere”.

Dal 2026 gli incentivi non premieranno più chi corre più veloce, ma chi vede più lontano.
E questa, per chi lavora nella cultura della visione finanziaria, è la migliore notizia possibile.

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